Sharing Economy

Sharing economy, ridiamo le carte!

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Si chiama Sharing economy, perché certe cose – strano ma vero – suonano meglio in inglese, e nella pratica è la storia della “mamma di mio cugino”. Una signora che un bel giorno si è trovata con la casa vuota e la pensione esigua, e – grazie appunto a “mio cugino” – si è messa ad affittate le ex camere dei figli. Unico requisito: essere giovani, sotto i 30, meglio se studenti. Compresa nel prezzo, la colazione con la torta fatta in casa. Felice lei, che ha spesso ragazzi per casa e arrotonda la pensione, felicissimi loro.

Meno felice “mio cugino”, che pur convinto che tutto questo sia giusto e corretto si trova a dover capire, insieme al commercialista, come far quadrare i conti, visto che la signora viene di fatto equiparata, da un punto di vista legale/fiscale a colossi come Uber e Airbnb.

“Visto che una delle caratteristiche fondamentali – come scrivono Paolo Barberis e Lorenzo Chiriatti – della SE è quella di riguardare tipicamente beni o servizi solo parzialmente utilizzati o utilizzati in maniera non efficiente, e uno degli effetti tipici della SE è quello di aumentarne l’impiego o l’efficienza, e quindi anche il PIL prodotto, viene spontaneo chiedere un “regime giuridico di favore per tutti coloro che operano nella sharing in maniera non professionale”.

Volete saperne di più? Il Consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio, Paolo Barberis, e Lorenzo Chiriatti, giurista da anni impegnato nelle nuove tecnologie e nella rete, hanno disegnato la struttura della futura disciplina della sharing economy, offrendo le loro risposte su interrogativi e possibili punti di frizione con l’economia tradizionale, la tutela dei consumatori e il mondo del lavoro.

Qui potete leggere il loro post di presentazione e qui potete scaricare il paper  scritto “per far sì che l’Italia e l’Europa costituiscano il miglior ambiente del mondo nel quale far crescere la sharing economy.”

 

AUTHOR

Nana Bianca

All stories by: Nana Bianca