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Internazionalizzazione, finanziamenti, relazioni: così crescono le startup

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“Una startup è una nuova impresa innovativa che, per definizione, aspira a crescere rapidamente, non si accontenta di un mercato locale, ma è trainata da una forte vocazione internazionale, si fonda su un team dotato di competenze eterogenee, ha una forte spinta verso l’innovazione, e cresce non con l’improvvisazione, ma secondo un processo di pianificazione strutturato e continuo”.

A definire in questo modo le startup è una voce autorevole: Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico. E’ una definizione che ci piace, perché tocca tutti punti fondamentali del “fenomeno”: la rapidità di evoluzione, la necessità di pensare internazionale, la centralità del team preparato e completo, la pianificazione esatta guidata dai numeri. E’ una definizione che dimostra come, culturalmente, la “questione startup” sia ormai identificata e compresa nella sua importanza strategica per lo sviluppo del Paese.

Dal punto di vista di chi appartiene all’ecosistema, questo è forse il risultato più significativo da ascrivere all’anno appena trascorso. Un anno che mostra ottimi numeri  e indica un trend positivo per il futuro. Ma, più importante è quello che rimane da fare, ed è essenziale che il percorso da compiere sia percepito con chiarezza a tutti i livelli, anche a quelli di Governo.

Nella sua “Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della normativa a sostegno delle startup e delle PMI innovative”, il ministro Guidi ha tracciato anche le linee per l’anno che abbiamo davanti, definendo 3 temi fondamentali sui quali è necessario agire: internazionalizzazione, finanziamenti in capitale di rischio, relazioni con l’impresa tradizionale e il mondo della ricerca.

Sono, indubbiamente, le leve più volte indicate dai protagonisti del sistema startup come le principali sulle quali agire: l’ecosistema italiano dell’imprenditoria innovativa deve essere più attrattivo per i flussi internazionali di capitale umano e finanziario. Dobbiamo migliorare la nostra riconoscibilità a livello globale.

Gli investimenti in equity di nuove imprese innovative non sono ancora all’altezza di un grande Paese industrializzato: malgrado gli incentivi fiscali all’investimento, l’intensificarsi dell’azione sul fronte del venture capital da parte del Fondo Italiano di Investimento, la normativa sull’equity crowdfunding in corso di revisione, i risultati sono insufficienti. Su questo punto, molto ci si aspetta dall’azione di SGR Invitalia Ventures, controllata da Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia). Il Fondo Italia Venture I ha un capitale di 50 milioni di euro provenienti dal Ministero dello Sviluppo Economico e sottoscritti interamente da Invitalia. Opera in forma di co-investimento con operatori privati nazionali e internazionali, per rafforzare da subito sia la Venture Industry sia le Startup/PMI innovative in Italia. Le iniziative di finanziamento arrivano fino ad un massimo del 70% di ogni singolo round di investimento, con un taglio compreso tra 0,5 milioni e 1,5 milioni di euro.

Infine, l’importanza dei legami tra mondo della ricerca e impresa, e tra imprese tradizionali e nuove imprese innovative, legami ancora tutti da costruire, nella prospettiva di realizzare una solida piattaforma di scambio di competenze proficua per tutti i protagonisti.

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Nana Bianca

All stories by: Nana Bianca